L'era dell' Homo Scrollens

C’è stato un tempo, non molto lontano, in cui l’essere umano prendeva in mano un libro. Lo apriva. Lo leggeva. E, cosa ancora più sconvolgente, pensava.

Oggi invece pensiamo con il pollice.

Il pollice è diventato il nuovo organo dominante dell’evoluzione. Non serve più il cervello. Basta il pollice. Scroll. Scroll. Scroll. Un gattino che cade dal divano. Scroll. Un cretino che dice una cretinata motivazionale con la profondità filosofica di un sottobicchiere. Scroll. Una persona che balla senza motivo, senza ritmo e senza dignità. Scroll.

E poi la frase più tragica della civiltà moderna:
“Non ho tempo per leggere.”

Non hai tempo.

Non hai tempo per leggere, ma hai avuto tempo per guardare 47 video consecutivi di un tizio che sbuccia una banana in modi sempre più inutili.

Non hai tempo per leggere, ma sai perfettamente cosa ha mangiato a colazione uno sconosciuto in Australia.

Non hai tempo per leggere, ma hai tempo per lamentarti. Per criticare. Per dire che tutto fa schifo. Che la società è in declino. Che i giovani non hanno valori. Che il mondo va a rotoli.

Certo che va a rotoli. Sta rotolando dentro un telefono.

La lettura è faticosa. Richiede attenzione. Richiede silenzio. Richiede quella cosa ormai rarissima chiamata concentrazione. La lettura ti costringe a stare da solo con te stesso. E questo, per molti, è il vero terrore.

Perché quando leggi, non puoi scappare. Non puoi scrollare via te stesso.

Una persona che legge è una persona libera. E una persona libera è pericolosa. Perché pensa. E una persona che pensa non si accontenta. Non si lamenta e basta. Agisce.

Ma tranquilli. Continuiamo pure a scrollare. Continuiamo pure a ridere per cose che tra cinque minuti avremo già dimenticato. Continuiamo pure a nutrire il cervello con snack mentali scaduti.

Poi però non stupiamoci se il vuoto dentro cresce.

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