Quando la violenza prende il posto dell’educazione
Un padre entra in una scuola di Foggia e schiaffeggia un professore davanti agli studenti. Basta questa immagine per capire quanto qualcosa si sia rotto.
Non è solo un gesto di rabbia. È un gesto simbolico. È il segno di una società in cui il rispetto sta cedendo il passo alla prepotenza.
Una volta, quando un insegnante rimproverava un alunno, la famiglia cercava il dialogo. Oggi, troppo spesso, cerca lo scontro. Il professore non viene più visto come una guida, ma come un avversario. Non più come un educatore, ma come qualcuno da mettere in discussione, da sfidare, perfino da colpire.
Il messaggio che passa ai ragazzi è devastante: chi ha autorità può essere umiliato. Chi educa può essere aggredito. Chi corregge può essere punito.
E questo non riguarda solo la scuola. Lo vediamo ogni giorno anche nella sanità. Medici e infermieri insultati, minacciati, aggrediti. Persone che dedicano la loro vita agli altri e che ricevono in cambio rabbia e violenza.
Il rispetto è diventato fragile. L’autorità è diventata scomoda. Il limite è diventato intollerabile.
Viviamo in una società in cui molti non accettano più di essere contraddetti. In cui ogni frustrazione diventa un’offesa personale. In cui la reazione impulsiva sostituisce il dialogo.
Ma il danno più grande non è lo schiaffo al professore. Il danno più grande è lo schiaffo educativo dato ai ragazzi che hanno assistito alla scena.
Perché quei ragazzi hanno imparato una lezione silenziosa e pericolosa: la forza vince sul rispetto.
Il fallimento educativo dell’iperprotezione
Dietro questi episodi si nasconde un fenomeno sempre più diffuso: l’iperprotezione genitoriale.
Molti genitori oggi non tollerano che i propri figli vengano corretti. Vivono ogni rimprovero come un attacco, ogni critica come un’ingiustizia. Ma proteggere un figlio da ogni frustrazione non lo rende più forte. Lo rende più fragile.
Un figlio che non viene mai corretto non impara a gestire i limiti. Non impara a tollerare il rifiuto. Non impara a confrontarsi con la realtà.
E quando incontrerà inevitabilmente un ostacolo, reagirà con rabbia. Con frustrazione. Con aggressività.
Perché nessuno gli ha insegnato ad accettare il “no”.
Educare non significa difendere sempre i propri figli. Significa prepararli alla vita. Significa insegnare il rispetto, la responsabilità, il confronto.
Uno schiaffo dato a un insegnante non è solo un atto di violenza. È il sintomo di una società che ha smesso di educare e ha iniziato a giustificare.
E una società che giustifica sempre e responsabilizza mai è una società destinata a perdere se stessa.
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