Lavori in corso...anche nel matrimonio

Nella mia carriera di ortodontista ne ho viste tante. Denti storti, mascelle ribelli, amori clandestini scoperti grazie a un bite dimenticato nel comodino sbagliato. Ma la signora Carla resta una delle mie preferite.

Entra trafelata con passo deciso, borsa enorme, si toglie gli occhiali e sospira.

“Dottore, abbiamo un problema.”

Annuisco con la serenità di chi ha visto incisivi fare cose che voi umani non potete neppure immaginare.

“Perfetto. Mi dica quale elemento dell’arcata ha deciso di scioperare.”

Si siede sulla poltrona, ma non apre ancora la bocca. Questo è già un segnale.

“Non è esattamente un dente…”

“Bene. Allora saranno le gengive. Sono più emotive.”

“No, è l’apparecchio.”

“L’apparecchio è innocente fino a prova contraria. Cosa ha fatto?”

Lei abbassa la voce. “Mio marito dice che è cambiato tutto.”

Mi siedo sullo sgabello, professionale ma curioso. “In che senso?”

“Dice che quando lo bacio… sente come una specie di ostacolo.”

Annuisco serio.

“Certo. Per anni suo marito ha avuto accesso libero. Ora trova un minimo di architettura.”

Lei cerca di non ridere. “Dice che si punge.”

“Signora, se si punge significa che sta entrando troppo di slancio. L’apparecchio educa alla prudenza.”

Finalmente si sdraia.

“Apra bene.”

Apre.

“Ancora.”

Apre di più.

“Perfetto. Vede? Con me collabora. È già un buon segno.”

Controllo i bracket uno ad uno. Il filo non ha perso la modellazione e le legature sono a posto. Se tutti i problemi della vita fossero così lineari, lavorerei tre ore al giorno.

“Tecnicamente è tutto nella norma”, dico. “L’apparecchio funziona.”

“Allora perché a casa sembra un problema?”

Tolgo lo specchietto e la guardo.

“Perché, signora Carla, l’ortodonzia è come una ristrutturazione. Durante i lavori c’è polvere, rumore, impalcature. Ma nessuno si lamenta quando vede il risultato.”

“Lui si lamenta adesso.”

“Normale. Per anni è stato tutto automatico. Ora deve leggere le istruzioni. E gli uomini, davanti alle istruzioni, vanno in crisi.”

Lei sospira.
“Dice che sembro una ragazzina.”

“Guardi che non è un’offesa. È un uomo che sta cercando di dire sei più giovane senza saper gestire l’emozione.”

“E se non fosse un complimento?”

“Allora è gelosia. Gelosia pura e semplice.”

“Gelosia… di chi?”

“Di un filo metallico, signora Carla. Da anni era l’unico ad avere accesso privilegiato, e adesso c’è un terzo incomodo. Brilla, attira l’attenzione e richiede manutenzione quotidiana.”

Lei ride. “Sta dicendo che è in competizione con l’apparecchio?”

“Esattamente. Ma può rassicurarlo: il filo è professionale, non fa preferenze e soprattutto non prova alcun interesse per suo marito.”

Ride. Finalmente.

Stringo leggermente l’arco.

“Adesso sentirà un po’ di pressione.”

“Dottore, la pressione la sento già a cena.”

“Quella è psicologica. Questa almeno ha uno scopo preciso.”

Si guarda allo specchio mentre le passo lo specchietto.

“Ma secondo lei sto facendo bene? Alla mia età…”

“Signora Carla, i denti non hanno età. Hanno posizione. E quando sono storti, si raddrizzano. Non è una questione anagrafica, è geometrica.”

“E mio marito?”

Mi appoggio allo schienale.

“Suo marito si abituerà. Gli esseri umani si adattano a tutto: alle suocere, ai mutui, ai reality show. Un apparecchio è il male minore.”

Silenzio.

Poi lei sorride, con quel misto di metallo e determinazione.

“Quindi non è un problema?”

“No. È un investimento. Per qualche mese ci sarà un po’ di ingombro. Poi avrà un sorriso che farà dimenticare perfino il fastidio.”

“Signora, io mi occupo di morsi. Se poi migliora anche il modo in cui date i morsi alla vita… è un effetto collaterale.”

Si alza dalla poltrona più leggera.

Io rimetto a posto gli strumenti e penso che in fondo faccio un mestiere strano: entro nelle bocche delle persone e a volte finisco in conversazioni che non hanno nulla a che fare con i molari.

Nella mia carriera ne ho viste tante.
Denti storti, morsi sbagliati, relazioni più disallineate di un canino incluso.

Ma ogni volta che qualcuno esce dallo studio sorridendo, anche con mezza ferramenta in bocca, mi ricordo perché faccio questo lavoro.

Io raddrizzo denti.

La vita, quella, continua a fare di testa sua.

Però una cosa è certa:
quando il sorriso è a posto, almeno mentre litighi… mordi meglio.